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Serhij Žadan Il convitto Voland –  Vallo a prendere – grida il vecchio. –  È figlio suo, – ribatte Paša – lo vada a prendere lei. –  E allora? –  È anche mio nipote. E tutto questo senza spegnere la televisione. In questo breve incipit è racchiusa l'essenza di questo romanzo di Serhij Žadan, la drammaticità che non tralascia l'ironia pur nei momenti più tragici della vita quale può essere una guerra. Sì perché di guerra si parla in questo libro, una guerra che ha covato sotto le ceneri dell'informazione occidentale, una cosiddetta guerra dimenticata ma che ha continuato ad alimentarsi a partire dal 2014 in quello scenario che solo oggi sale prepotentemente alle cronache visto l'allargarsi del conflitto, l'Ucraina. La vicenda è ambientata nel 2015 in quella che sembra essere una zona di confine fra due nazioni che hanno smesso di dialogare o meglio, continuano a farlo attraverso il rumore degli scoppi di granate e gli spari dei kalašnikov e racconta delle peregrinazi...