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Visualizzazione dei post con l'etichetta Il Saggiatore
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Joyce Carol Oates Una famiglia Americana Il Saggiatore Recensione di Elisabetta Cabriolu. La Oates è una narratrice straordinariamente potente: voce che narra, descrive, dettaglia, consentendo al lettore di perdersi fra i luoghi descritti, ma anche di ritrovarsi infinite volte nelle cose di cui racconta. I suoi personaggi appaiono imperfetti nella loro fragilità, ma anche estremamente umani e psicologicamente definiti. Il protagonista di questa storia è sicuramente la Famiglia, che raccoglie in sé protettivamente i suoi componenti, ma all'occorrenza è capace di scacciarli come elementi profondamente estranei. La famiglia Mulvaney è una tipica famiglia americana: Michael Mulvaney, il padre, è un bell'uomo, robusto, attraente; si è costruito da sé, con la forza delle proprie mani, nutrendosi di un forte desiderio di rivalsa ; Corinne, la madre, innamorata dell'antiquariato e incapace di vivere lontano dalla sua fattoria; infine, i tre figli: Mike, il maggiore, Patrick, il gen...
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Joyce Carol Oates Acqua nera Editore Il Saggiatore. “La Toyota a noleggio guidata con impaziente esuberanza dal Senatore, filava lungo la strada sterrata senza nome, imboccando le curve con vertiginose sbandate strisciando sul terreno, poi, all’improvviso, uscì chissà come di strada per finire nell’impetuosa acqua nera dove, inclinata sul lato destro, affondò rapidamente. Devo morire così?” È  l’incipit di un romanzo breve, ma sono anche le parole che evocano la conclusione di una tragedia occorsa nella notte del 18 luglio 1969 e nota come l’incidente di Chappaquiddick nel Massachusetts, dove trovò la morte la giovane segretaria, oggi forse si direbbe stagista, dell’allora senatore Ted Kennedy, membro di una dinastia che fece la storia degli Stati Uniti della seconda metà del Novecento. La ragazza nella realtà si chiamava Mary Jo Kopechne che all’epoca aveva ventotto anni ed ebbe la sventura di trovarsi sull’auto sbagliata nel momento sbagliato, mentre chissà, forse sognava una vit...
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Mircea Cartarescu Solenoide  Il Saggiatore   Il sogno infinito di Jorge Luis Borges (che altro non è se non il sogno di un sogno di un sogno) e l’infinità a un tempo illusoria e reale della sua biblioteca di Babele; la denuncia politica e sociale che, come in Gabriel Garcia Marquez, respira sottotraccia celata dall’iperbole, dall’immaginazione sfrenata, da una fantasia che a più riprese sconfina nell’allucinazione o più semplicemente nel racconto fantastico; l’enciclopedico conoscere di Thomas Pynchon che attraversa le centinaia di pagine dei suoi capolavori negli abiti dimessi di una nota a margine, di un dettaglio di colore in un descrizione minuziosa e perfetta, di un parentesi in un discorso-fiume e che pure rivela, all’occhio attento, ciò che davvero conta in quel che si sta leggendo; la prosa d’incubo di Franz Kafka, nella quale tutto ciò che è perversione della realtà si rivela essere realtà nella sua essenza, verità laicamente rivelata, impossibile da evitare e p...