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Cormac McCarthy Suttree  Einaudi Inutile nascondersi dietro un dito, la storia di Buddy Suttree non è libro da consigliare a cuor leggero: scritto in un inglese di qualche secolo fa, mirabilmente ricalcato dall’ottima traduzione italiana, disconesso sul piano temporale, iperdescrittivo, spesso una mera galleria di quadri di Hopper, ritratti d’individui sopraffatti e pietrificati nella solitudine dell’attesa. Le prime dieci pagine sono in grado di far impallidire chi abbia letto Joyce e Faulkner fischiettando e mescolando il risotto sul fuoco. Un libro disturbante. Un libro disperato che tenta disperatamente di farsi odiare, ma non riuscirà a farsi odiare da tutti, neppure con la sua struttura caleidoscopica, col suo turbinio di frammenti sporchi e taglienti che continuano a ruotare senza trovare unità narrativa, con la sua trama che si disperde in mille rivoli, in mille direzioni, come folli ratti di campagna, trapiantati in città e spaventati dal rumore del vivere e dal silenzio d...