Stefano Soli Giorno 122 Una metafora della vita: un attimo prima cavalchi l’onda del successo, un attimo dopo, quella che si profila è la tua disfatta. Così va il mondo. Ce lo racconta bene Stefano Soli portandoci in una situazione al limite dell’umana sopportazione. Angoscia e inquietudine si alternano senza soluzione di continuità nel corso della lettura. Angoscia per un destino così precario e appeso a un filo, e inquietudine per un’umanità martoriata, disumanizzata e senza morale che ne viene dipinta. O meglio, non proprio l’assenza , ma piuttosto il suo adattarsi, piegarsi infine modificarsi in base al contesto. Il quale, non proprio idilliaco azzera ogni civiltà lasciando emergere in ogni protagonista, il lato animalesco represso nella società evoluta. È una sorta di ritorno alla vita istintiva, senza ritegno. Così mangiare, atto che nelle società civili segue anche le mode e la coscienza personale - sono vegetariana perché non mangio cadaveri - assume nuov...