Jesmyn Ward Canta spirito canta NNEditore Fateci caso, in molti dei romanzi che hanno caratterizzato la letteratura del Novecento, la percentuale di Realismo Magico nell’impasto varia da “quanto basta” a “distribuire a pioggia”. Ed è probabile che anche nel secolo in corso l’elemento soprannaturale sarà l’ingrediente principale della migliore narrativa, come lo è in questo romanzo di Jesmyn Ward, il secondo della “trilogia” di Bois Sauvage, che nulla ha da invidiare al celeberrimo “Salvare le ossa” che l’ha inaugurata. Del resto, sembra che cambiare secolo significhi progredire, e il progresso forse è utile, sicuramente è inevitabile, ma è freddo, talmente freddo da non poter fungere da incubatrice a una narrazione degna di questo nome, se non con l’aiuto di un elemento che faccia riferimento agli antichi giorni degli uomini. In poche parole, si va a frugare nella soffitta della notte dei tempi. Se poi dotti, medici e sapienti, in vena di capziosi quanto inutili distinguo, v...