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Camillo Boito Senso Nuove storielle vane Opposto Edizioni Recensione di Jo March. Si tratta di una raccolta di racconti di un autore del nostro Ottocento che non conoscevo, fratello del più noto librettista Arrigo. Si parte da un racconto che sembra quasi un esperimento che ricalchi le suggestioni provenienti da Edgar Alan Poe, "Un corpo", fino ad arrivare a "Senso", trasfuso nel celebre film di Luchino Visconti. Le storie, alcune narrate in prima persona e dalla forte impronta diaristica, altre dal narratore esterno, sono in genere ambientate in luoghi ben noti all'autore: Venezia, i paesi del lago Maggiore e delle montagne, Trento. La prosa è ricca, cesellata da tante descrizioni degli ambienti e della natura circostante tipiche della letteratura dell'epoca, che assumono un gusto pittorico, come vere e proprie pennellate che ci restituiscono tutto il fascino dei posti descritti, da gustare come un'ottima pietanza. La lettura consente di riavvicinarsi a...
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Robert Harris Fatherland Oscar Mondadori Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l'acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce. Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, chiamata comunemente Kripo, scese dalla Volkswagen e alzò il viso verso la pioggia. (Traduzione: Roberta Rambelli)Nubi pesanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel. Il cielo e l'acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura della riva opposta. Là non si muoveva nul...
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Pier Paolo Pasolini Petrolio Garzanti Petrolio Appunto I Antefatti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .1 1Questo romanzo non comincia. Lettera di Pasolini a Moravia per il romanzo "Petrolio" Caro Alberto, ti mando questo manoscritto perché tu mi dia un consiglio. E un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri : la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia: rari sono i passi che si possono chiamare decisamente narrativi, e in tal caso sono passi narrativamente cosi scoperti (“ma ora passiamo ai fatti”, “Carlo camminava...” ecc., e del resto c’e anche una citazione simbolica in questo senso: “Il voyager...*) che ricordano piuttosto la lingua dei trattamenti o delle sceneggiature che quella dei r...
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Giorgio Bassani L'airone Giangiacomo Feltrinelli Editore Non subito, ma risalendo con una certa fatica dal pozzo senza fondo dell'incoscienza, Edgardo Limentani sporse il braccio destro in direzione del comodino. La piccola sveglia da viaggio che Nives, sua moglie, gli aveva regalato tre anni fa a Basilea in occasione del suo quarantaduesimo compleanno, continuava, nel buio, a emettere a brevi intervalli il suo suono acuto e insistente, anche se discreto. Bisognava farla tacere. Limentani ritirò il braccio, aprì gli occhi, e si volse, gravando col fianco sul gomito e allungando il braccio sinistro. L’airone è il romanzo del dolore definitivo, di un malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà: l’individuo, i suoi affetti, le cose, la natura. Soltanto dopo essere scesi nell’abisso più profondo sarà possibile risalire e progettare di nuovo. Ermanno Paccagnini ci ricorda che Giorgio Bassani stesso dichiarò di essersi sentito liberato dopo aver concl...
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Philip K. Dick Mutazioni Giangiacomo Feltrinelli Editore Io ero disturbato nel senso che avevo paura di mangiare. In collegio non sapevano cosa fare, per il fatto che di mese in mese continuavo a perdere peso e nessuno mi aveva mai visto mangiare nemmeno un fagiolino. La mia carriera letteraria, però, ebbe inizio, dapprima nel campo della poesia. Così recitava la mia prima lirica: Ho visto un uccellino Posato sopra un ramo Ho visto un uccellino Che mi guardava Ma un gatto lo acchiappò e nessuno lo vide più, perché il gatto se lo mangiò quella mattina. Questa poesia fu accolta con entusiasmo, il giorno della visita parenti, e il mio destino fu segnato (anche se, naturalmente, nessuno ne sapeva nulla; non ancora, perlomeno). Poi, seguì un lungo periodo in cui non feci niente di particolare, se non andare a scuola - cosa che detestavo - e gingillarmi con la mia collezione di francobolli (che ancora conservo), oltre a occuparmi in altre attività da ragazzi come le bilie, le figurine, le ma...
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Aldo Busi Seminario sulla gioventù BUR Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo ad un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco, e anch'io ho creduto fatale quanto poi si è rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato. Romanzo strabordante di vita, sfavillante esordio di un autore unico nel panorama italiano, Seminario sulla gioventù è la storia di un’autoeducazione fuori dalle regole, il percorso di crescita di un ragazzino della campagna lombarda che per leggere il mondo si affida solo ai propri sensi e al proprio cervello, smascherando le menzogne delle autorità costituite, siano queste la famiglia, il maestro o il prete del paese. ...
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Anthony Burgess Arancia meccanica Einaudi, 2005 - Allora che si fa, eh? C'ero io, cioè Alex, e i miei tre soma, cioè Pete, Georgie, e Bamba, Bamba perché era davvero bamba, e si stava al Korova Milkbar a rovellarci il cardine su come passare la serata, una sera buia fredda bastarda d'inverno, ma asciutta. Il Korova era un sosto di quelli col latte corretto e forse, O fratelli, vi siete scordati di com'erano questi sosti, con le cose che cambiano allampo oggigiorno e tutti che le scordano svelti, e i giornali che nessuno nemmeno li legge. Non avevano la licenza per i liquori, ma non c'era ancora una legge contro l'aggiunta di quelle trucche nuove che si sbattevano dentro il vecchio mommo, cosí lo potevi glutare con la sintemese o la drenacrom o il vellocet o un paio d'altre robette che ti davano un quindici minuti tranquilli tranquilli di cinebrivido stando ad ammirare Zio e Tutti gli Angeli e i Santi nella tua scarpa sinistra con le luci che ti scoppiavano dappe...