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Visualizzazione dei post con l'etichetta Guanda
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Nick Hornby  Non buttiamoci giù  Guanda Siamo a Londra alla vigilia di un nuovo anno quando quattro persone decidono di farla finita e di gettarsi da un palazzo, ma iniziano a conoscersi e a parlare fra di loro e decidono di rinviare l'insano gesto a una data futura, di modo che nel frattempo si daranno una seconda chance.  L'autore è stato molto bravo a delinearci, mano a mano, le vite e i profili dei quattro personaggi che avevano deciso di farla finita, scoprendo così le loro fragilità che è come se descrivesse le nostre vite. Non puoi non affezionarti a Martin, a Maureen, a Jess e a JJ. Ognuno di loro ha una vita noiosa, oppure ripetitiva, oppure piena di scandali, ma la cosa che li accomuna, alla fine, è la loro stessa fragilità: nessuno è perfetto in questa vita, e forse questo li porterà a ripensare se stessi, ai loro rapporti interrotti coi genitori, al fatto che in fondo la vita va vissuta, nonostante spesso ci rema tutto contro.  "Chissà se le persone qualc...
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Jonathan Safran Foer  Se niente importa  Guanda  «Perché il gusto, il più rozzo dei sensi, è dispensato dalle regole etiche che governano gli altri sensi? Se ti fermi a pensarci, è una cosa da pazzi. Perché un arrapato non ha il diritto di stuprare un animale mentre un affamato ha il diritto di ucciderlo e mangiarlo? »  Libro/inchiesta : numeri e testimonianze, per tirare fuori la testa dalla sabbia. L’allevamento intensivo è crudele quanto o più del mattatoio perché una vita atroce può essere peggio di una morte atroce. E allora quanta disumanità siamo disposti a tollerare per il cibo che portiamo in tavola? In una grigliata di carne c’è davvero il fine che giustifica tutta la crudeltà di un mattatoio?  Il testo è un invito a guardare cosa facciamo davvero in nome del «benessere degli animali» e del «trattamento umano», e poi decidere in coscienza quale strada seguire. Del resto non serve essere vegetariani per convenire sulla disumanità di allevamenti e mattat...
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Arnaldur Indriðason  La ragazza del ponte  Guanda Terzo romanzo della serie di Konráð, che si affianca a quella arcinota con protagonista Erlendur e a quella della coppia Flovent e Thorson.  Gli appassionati del noir all’islandese sanno che i ponti collegano il passato al presente e che un cold case può sciogliersi riportando alla luce la Storia dell’isola di ghiaccio e di fuoco.  Questa volta il contrasto tra passato e presente appare stridente: Konráð, sottratto al tranquillo godimento della pensione da una coppia di anziani coniugi, si trova a dover fronteggiare, nel presente, una cruda e violenta storia di spaccio di stupefacenti e, nel passato, un annegamento nel laghetto della Tjörnin, che torna a galla con le inquietanti fattezze di una bambola, compagna inseparabile di una ragazzina che pare non aver meritato più rispetto del suo giocattolo preferito. Parallelamente, sempre dal passato, continuano a emergere nuovi particolari dell’omicidio del padre di Konrá...
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John Banville  Il mare  Guanda  Max Morden, storico dell'arte in fuga dai fantasmi di un lutto recente, giunge nella località balneare che ha fatto da sfondo alle vacanze della sua infanzia. Spera di ritrovare se stesso seguendo le tracce di un passato perduto ma si accorge di essere caduto vittima di un miraggio: il mondo visto attraverso gli occhi del bambino non corrisponde a quello visto dall'adulto. Decenni prima, in riva allo stesso mare, Max aveva conosciuto i Grace con i loro due figli gemelli e la graziosa governante. Sbirciando il corpo statuario della signora Grace aveva provato i primi desideri sessuali. Facendo amicizia con i ragazzi aveva sperimentato un timido amore per la coetanea Chloe. Ma il fulgore di quell'estate era stato offuscato dalla morte e dall'ombra di un oscuro segreto. E Morden, tanti anni dopo, torna sulla stessa spiaggia a ricordare non solo il ragazzo che è stato, ma anche l'uomo che è diventato, segnato dai rapporti con la figlia, ...