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Philip K. Dick  Ma gli androidi sognano pecore elettriche?  Fanucci L'ho finito oggi. Molto bello anche se me lo aspettavo eccelso, piuttosto.  Il film Blade Runner è diverso, meno freddezza (più empatia?).  Qui ho avuto dall'inizio alla fine il "modulatore dell'umore" sintonizzato su "depressione autoaccusatoria", come Iran, la moglie del cacciatore di androidi. A me è partito in automatico, si vede che inconsciamente ne conoscevo il codice.  Dopo l'ultima guerra nucleare lo scenario è cupo, apocalittico: Marte e altri mondi sono stati colonizzati, la polvere radioattiva ha distrutto tutto. Flora e fauna sono estinti e la "palta" ricopre ogni cosa.  I pochi umani rimasti si differenziano dagli androidi (robot umanoidi di intelligenza superiore ma privi di sentimento - si suppone - ) esclusivamente per le emozioni e l'empatia. Ma anche per la capacità di prendersi cura di un animale domestico.  Ci sono società che producono animali ele...
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Philip K. Dick Mary e il gigante Fanucci Editore “Piccola città, bastardo posto Appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via Piccola città io ti conosco Nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio Ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano Visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano” L'inizio di questa canzone di Francesco Guccini potrebbe fare da corollario per Mary e il gigante, romanzo scritto fra il 1953 e il 1955 da Philip K. Dick quando questi, allora poco più che ventenne, era alla ricerca di uno stile che caratterizzasse la sua scrittura e pubblicato postumo nel 1987. E se questo romanzo ha rappresentato una scommessa per l'autore, possiamo affermare che questa scommessa sia stata vinta. La storia in breve è molto semplice: Mary, una ragazza che vive in una città della California Meridionale, si trova troppo presto alle prese con una vita che rifiuta, dopo aver subito un abuso da parte del padre e un ...