TROFEO CITTADELLA 2026

LE INTERVISTE AI VINCITORI



FRANCESCO ZAMBONI

ABISSI DI LUCE

I CANTI DI NIDLUNOR

DARK ZONE EDIZIONI






Intervista a cura di Fabiana Redivo.


Vincitore del Trofeo Cittadella 2026, il concorso letterario dedicato al fantasy italiano e bandito dall’associazione culturale Deep Space One, Abissi di Luce di Francesco Zamboni ha convinto la giuria presieduta da Gabriele Zanvercelli, che ha motivato così l’assegnazione del premio: «Abissi di Luce di Francesco Zamboni si distingue per la capacità di ribaltare i tropi classici, mettendo in discussione l’associazione tra luce e bene, pur restando un romanzo di formazione accessibile e coinvolgente. L’opera valorizza i giovani, restituendo loro un ruolo centrale e offrendo messaggi chiari e significativi su fiducia, amicizia, sogni e altruismo. Ne emerge una riflessione attuale sull’ambizione e sull’abuso delle risorse, che invita le nuove generazioni a costruire consapevolmente il proprio futuro.»

Francesco Zamboni è scrittore, editor e consulente editoriale. Laureato in Lettere e Filosofia con specializzazione in Editoria, lavora dal 2016 per la casa editrice Carthusia, dove si occupa oggi anche di diritti esteri e coordinamento editoriale. È inoltre tutor del corso di Alta Formazione “Il Piacere della Scrittura” dell’Università Cattolica di Milano e fondatore dell’agenzia editoriale VerbaMente. Come autore si è affermato nel panorama fantasy italiano con la trilogia Il Sommo Incantatore (Il richiamo della vendetta, La terza arte e L’ombra del Pentacolare), vincitrice di importanti riconoscimenti nazionali.

La premiazione si è svolta il 9 maggio 2026 a Fiuggi, al culmine della serata di gala del concorso, durante la quale la targa del Trofeo Cittadella è stata consegnata all’autore dallo scrittore scozzese di fantascienza Ken MacLeod. In occasione di questo importante riconoscimento, abbiamo rivolto a Francesco Zamboni alcune domande per approfondire i temi e le suggestioni che attraversano il suo romanzo.

L'intervista:




In “Abissi di Luce” la contrapposizione tra luce e oscurità perde il suo significato tradizionale. Cosa ti ha spinto a mettere in discussione un simbolismo così radicato nell’immaginario collettivo?

Sono sempre stato convinto che in tutte le cose i chiaroscuri siano fondamentali. Fin dal principio del progetto volevo rimettere in discussione il concetto per cui la luce è bene e il buio è male. Anche “troppa luce non ve bene” e può rendere ciechi, come dice uno dei personaggi del romanzo. E poi, ciò che ci rende umani e dà ancora più valore alle nostre emozioni è proprio il fatto che queste siano ricche di contraddizioni e opposti, i quali danno valore l’uno all’altro.


I giovani sono al centro della storia e vengono presentati come coloro che devono affrontare le conseguenze delle scelte delle generazioni precedenti. Quanto c’è, in questa prospettiva, di critica al presente e quanto di speranza per il futuro?

Di base, i giovani devono sempre affrontare le conseguenze delle scelte delle generazioni precedenti, e questo vale per tutte le epoche. Non penso che questa generazione faccia eccezione, solo che in questo caso su alcuni aspetti la posta in gioco è molto più alta di una volta, e le responsabilità molto maggiori. Da qui le difficoltà che alcuni ragazzi possono provare a livello interiore e psicologico nei confronti del mondo che li circonda, che poi sono anche quelle che prova Nur, la protagonista di Abissi di Luce.

La speranza per il futuro però è qualcosa che per me deve sempre esserci: le mie storie non porteranno mai avanti trame nichilistiche o legate a un pessimismo che non sia costruttivo e mirato alla crescita personale.

Nel romanzo emerge il tema del controllo: il desiderio di dominare la natura, il mondo e persino il destino. Credi che questa tensione sia una caratteristica inevitabile dell’essere umano o una deriva della società contemporanea?

Credo che anche questa sia una prerogativa da sempre presente nell’uomo. Anche qui, però, la differenza oggi sta nel fatto che i mezzi per cercare di farlo sono molto più potenti – e pericolosi. Quindi sì, da un lato la società contemporanea corre il rischio di squilibri sempre più forti, ma la radice delle dinamiche che sono in corso sono secondo me antichissime. L’uomo non era buono prima e cattivo ora, è solo imperfetto e contraddittorio, e ora ha molti più mezzi per dimostrarlo.

Se dovessi individuare una convinzione che avevi all’inizio della scrittura di “Abissi di Luce” e che il romanzo stesso ti ha portato a rivedere, quale sarebbe?

Questa è una domanda complessa, perché se prendiamo in esame il lasso di tempo della prima stesura, questo si riduce a una settimana, dato che Abissi di Luce è stato scritto durante una maratona di scrittura portata avanti in diretta su Twitch per sette giorni. Ma se da un lato la trama e gli avvenimenti sono andati avanti secondo scaletta, quello che come sempre è sorprendente è la girandola di emozioni che si può provare durante la fase di scrittura. Anche in un’esperienza fortemente pianificata e studiata come quella della prima stesura della storia, mi sono spesso trovato su una vera e propria montagna russa di emozioni. Quindi, paradossalmente, la convinzione che è saltata è proprio quella secondo cui la scrittura sarebbe stata un’esperienza sotto controllo!

Progetti per il futuro?

Da un lato portare a termine il trittico di prequel autoconclusivi del Sommo Incantatore, di cui Abissi di Luce è la prima uscita e il cui secondo testo è già stato scritto e con ogni probabilità uscirà tra un anno circa. Ma allo stesso tempo mi sto cimentando in un nuovo genere del fantastico, con una narrazione pensata stavolta per un pubblico adulto. Insomma, c’è parecchia carne sul fuoco!

Grazie Francesco per la disponibilità e per aver condiviso con noi riflessioni e retroscena di Abissi di Luce. Non mi resta che augurarti nuovi successi e invitare i lettori a immergersi nelle pagine di un romanzo che guarda al futuro senza rinunciare a interrogare il presente.



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