TROFEO CITTADELLA 2026

LE INTERVISTE AI VINCITORI




Roberta De Tomi

L'angelo caduto di Feerilandia

Saga Edizioni





Intervista a cura di Fabiana Redivo.


Tra i protagonisti del Trofeo Cittadella 2026, concorso letterario dedicato al fantasy italiano e organizzato dall’Associazione Culturale Deep Space One, si è distinto L'angelo caduto di Feerilandia di Roberta De Tomi, Saga Edizioni, classificatosi al terzo posto.
La cerimonia di premiazione si è svolta a Fiuggi, nel corso della tradizionale serata di gala della Deepcon, uno degli appuntamenti più importanti della fantascienza e del fantastico italiani.

Prima di passare alle domande, vale la pena ricordare il percorso dell'autrice. Roberta De Tomi è scrittrice, sceneggiatrice e giornalista. Laureata al DAMS di Bologna, ha maturato una lunga esperienza nel campo della comunicazione, del giornalismo e dell’organizzazione di eventi culturali. Attiva come autrice in diversi generi, dal fantasy al thriller fino alla narrativa contemporanea, ha pubblicato numerosi romanzi e racconti con editori indipendenti. Tra le sue opere più note figurano Alice nel labirinto (DAE Editore), secondo classificato ex aequo al Trofeo Cittadella 2019, L'angelo caduto di Feerilandia (Sága Edizioni), Melody, la Vestale di Inventia (Delos Digital) e il romance Love Beat (Dri Editore). Nel 2022 ha inoltre partecipato come sceneggiatrice al docu-film Ricostruzione. Emilia Romagna 2012-2022. Accanto all’attività letteraria, insegna scrittura creativa e cura il blog La Penna Sognante.




L'intervista:



In L’angelo caduto di Feerilandia convivono realtà quotidiana e dimensione fantastica. Come hai lavorato per rendere credibile il passaggio tra Mont Ivory e Feerilandia, e quali sono state le principali fonti d’ispirazione per la costruzione di questo universo?

All’inizio ho lavorato su Feerilandia, e non solo per una questione di esigenze creative, ma perché mi sono imbattuta in alcuni testi quali La via delle fate di Hugh Mynne e Le fate di Laura Rangoni, che mi hanno spalancato un mondo. Sapere che questo mondo è stato in un certo senso mappato e non per le molteplici identificazioni che nel tempo sono stata prodotte (Terra di Mezzo, Lemuria, Atlantide, etc…), mi ha fornito del “materiale” da cui non ho preso solo degli spunti, ma un’occasione di (ri)costruzione. Successivamente ho pensato a Mont Ivory, una città fittizia che ricalca la struttura di città italiane a misura di uomo, dotate quindi di tutti i servizi possibili ma al contempo vivibili, con il traffico sulle strade e i villaggi industriali compensati dalla presenza di parchi e di residenze dotate di giardini e cortili verdeggianti. Per rendere credibile il passaggio tra due mondi diversi ma paralleli, ho creato degli espedienti che li mettessero in comunicazione, con la presenza di veri e propri portali magici che mostrano la reale e profonda interconnessione tra essi. Ora, Mont Ivory è il Mondo Ordinario dove il quotidiano presenta in tutto e per tutto le regole tipiche di quello umano; il secondo, Feerilandia, è lo Straordinario, dotato di regole proprie, complice un’etica che attinge a piene mani ad antiche visioni unitarie. Mondi diversissimi, accomunati da un aspetto cruciale: la “multietnicità”, umana per Mont Ivory, “fatata” per Feerilandia; tale multietnicità pone al centro il tema della diversità. Anche laddove pensiamo alla magia come a qualcosa di insolito, si dispiega sempre il rapporto normale-diverso, elemento questo caratterizzante che alla fine avvicina e quindi rende credibili ambedue i mondi.


Il risveglio di Ariel e gli eventi che ne conseguono mettono i protagonisti davanti a verità scomode e scelte difficili. Ritieni che il fantasy sia uno strumento privilegiato per affrontare temi profondi e universali che riguardano anche il nostro presente?

Il fantasy, tanto bistrattato da buona parte della critica letteraria (soprattutto accademica), è un genere che permette di toccare temi profondi e introspettivi molto potenti. Le stesse narrazioni fantasy rappresentano in un certo senso l’estensione della fiaba, una narrazione più breve, ma in cui l’eroe/l’eroina deve affrontare una serie di prove per conquistare l’elisir (uso i termini del Viaggio dell’Eroe, ma potrebbero essere traguardi di varia natura). Rispetto alla narrazione realistica credo che il fantastico permetta di aprire nuovi orizzonti, avvalendoci di simboli e metafore, aspetti questi ultimi poco apprezzati in una società della comunicazione dove si vuole la semplificazione sempre e comunque e ormai in un modo che porta al rischio dell’omologazione. Io credo che il fantasy possa fornire chiavi di lettura e forme espressive tanto potenti perché connesse agli archetipi, alle nostre radici umane, a un sentire che nella parola può trovare varie forme di manifestazione. E, perché no, energie che ci attraversano e attraversano l’intero universo. Ricordo anche come i grandi poemi epici siano sostanzialmente dei “fantasy” e qui il linguaggio raggiunge altissime vette.


Dana, Morgan e Vanessa incarnano tre modi diversi di affrontare la realtà: la resilienza, la ricerca della verità e la ribellione alle convenzioni. Quanto è stata importante, nella costruzione delle protagoniste, la volontà di raccontare figure femminili lontane dagli stereotipi tradizionali e portatrici di differenti forme di forza e consapevolezza?

Dana, Morgan e Vanessa sono dotate ciascuna di una personalità peculiare. Per costruire questi personaggi ho cercato di attingere a tutto quanto l’umano può essere, evidenziandone le fratture e le fragilità. A questo si aggiunge che sono adolescenti: un’età che può essere bellissima e bruttissima al contempo, in cui il bisogno di identità può travolgerci o può far emergere aspetti di noi che fanno parte del percorso di crescita. Infine e non trascurabile il fatto che ciascuna delle tre protagoniste scopra di avere qualcosa di unico: qui abbiamo a che fare con il sovrannaturale, ma è proprio nel momento in cui si scopre un talento, che si entra in crisi, con le inevitabili domande: “Riuscirò a padroneggiarlo? Sarò all’altezza?”. Ma soprattutto: “Con questa abilità, chi diventerò?”.
L’ultimo aspetto: il lato oscuro che risiede in noi e che ci costringe a metterci in discussione. Toccare il Male per comprendere il Bene. Il buio viene lambito da una luce che definisco con una parola: creatività. La creatività come un potente strumento che sfiora le alte vette dell’Amore, a partire dall’inferno di rabbia e dolore. Le ragazze vivono su questa giostra emotiva e per loro la creatività può essere un apice avvincente e... magico.


Ariel è una figura che racchiude in sé creazione e distruzione, rinascita e pericolo, sfuggendo alle categorie di eroina o antagonista. Quanto c'è, dietro questo personaggio e più in generale dietro l'universo di Feerilandia, la volontà di rileggere in chiave contemporanea il concetto di “femminino sacro”, liberandolo dagli stereotipi che spesso lo accompagnano?

L’angelo caduto di Feerilandia nasce anche da questa necessità: liberare il “femminino sacro” dagli stereotipi, recuperandone il senso pieno di connessione naturale e universale. Ariel potrebbe essere di primo acchito associata a una figura quale Lilith, ma in verità lei rappresenta questo femminile demonizzato dal cambio di mood culturale vocato al maschile. Un femminile che, nel suo cercare di liberarsi da una serie di potenti condizionamenti, sta ancora oggi cercando una propria effettiva identità, ma che forse può ritrovarsi solo attraverso il sentirsi parte di un tutto. Il sacro femminino unitario che si rispecchia nel maschile, in un rapporto armonico che ricorre emblematicamente nelle nozze sacre tra la Dea e il Dio (Beltane si trova nel romanzo). Del resto non è neppure un caso la scelta del numero tre, non solo collegabile alla Trinità cristiana: tre sono le Parche (e il termine fata si collega anche a termine “fatum”, il fato), tre le Antiche Madri, tre le dee (Morrigan, Babd e Nemain e poi tre sono le Brigid, tre le Macha; la triade Eire, Banba e Fodla). Arrivando a riferimenti “pop”: Magic Knight Rayearth, le streghe della celebre, omonima serie TV. In conclusione ho cercato di recuperare il concetto di “femminino sacro” ponendolo nell’ottica della creatività, dell’unione con il tutto, del superamento delle divisioni.


Concludiamo con la domanda di rito: progetti letterari per il futuro?

Il seguito de L’angelo caduto di Feerilandia anche se la stesura sta andando a rilento perché impegnata su tanti fronti di scrittura, ma soprattutto perché sto procedendo sulla strada di nuovi approfondimenti a tema “magico”. La riedizione di Alice nel labirinto che spero possa vedere presto la luce. Sempre sul fronte fantasy: il secondo atto di Melody, la Vestale di Inventia, altro personaggio che spero di far vivere in una saga YA e insieme Urban, toccando elementi romance legati alla crescita del suo personaggio (e quelli che le orbitano intorno). Ed è il caso di dirlo, “dulcis in fundo”: un romance in attesa, sulla scia di “Love Beat”, e un altro con una ragazza che risolve i problemi d’amore degli altri e ovviamente mai i suoi. In questi due casi un pizzico di vissuto e di esperienze personali che giocano con la materia narrativa. Spero strappando un sorriso a chi leggerà e qualche consiglio per… aggiustare un cuore spezzato. Vedremo cosa uscirà prossimamente…


Grazie, Roberta, per aver condiviso il percorso creativo che ha dato vita a L’angelo caduto di Feerilandia. Alla prossima!



L'autrice:

Roberta De Tomi è nata a Mirandola (Modena) nel 1981. Dopo la laurea al Dams di Bologna, ha iniziato a collaborare con alcune testate giornalistiche. Parallelamente, negli anni ha svolto mansioni legate alla comunicazione e agli eventi culturali. Nel 2012 ha curato la raccolta poetica benefica La luce oltre le crepe, insieme al poeta Luca Gilioli. Dal 2014 ha iniziato a pubblicare con editori indipendenti. Tra i titoli: Come sedurre le donne (How2 Edizioni, 2014), Chick Girl – Azalee per Veridiana (Delos Digital, 2016), Alice nel labirinto (Dae Editore, 2017). Quest’ultimo, seguito dei romanzi di Lewis Carroll in formato librogame, ha ricevuto il secondo premio ex-aequo all’interno del “Trofeo Cittadella” per il miglior romanzo fantasy 2019. Il romanzo ha ispirato il booktrailer musicale I’m a prisoner dei NovelToy, diretto dal regista Giulio Manicardi. Nel 2020 ha autopubblicato il racconto lungo urbanfantasy Melody, la Vestale di Inventia e il racconto mistery per ragazzi Erika e il mistero della Regina delle Fate. Allo stesso anno risalgono gli autopubblicati Laura nella stanza (thriller breve su un triangolo amoroso) e l’antologia ScriviAmo – Racconti di scrittura creativa di cui Roberta è curatrice, cui segue Trappola d’ardesia (Delos Digital). Nel 2021 vedono la luce il romanzo Il maledetto residuo nel cuore (autopubblicato), sul tema del precariato e il racconto weird Listen to (Delos Digital). Allieva di Bottega Finzioni nel 2019, Roberta tiene docenze di scrittura creativa, gestisce pagine Social per enti e associazioni e cura il blog La penna sognante.

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