R. K. NARAYAN


IL PITTORE DI INSEGNE


ZANZIBAR 1993




Recensione di Roberto Maestri.


Se dovessi definire con una parola la cifra del romanzo Il pittore di insegne di R. K. Narayan, questa parola sarebbe delicatezza. Perché è proprio quarta la sensazione che ci accompagna nella lettura di quella che si potrebbe definire una storia d’amore ma anche una storia sui rapporti fra personalità molto diverse che interagiscono in un delicato equilibrio all’interno di una società, quella indiana, dove la divisione in caste e il rispetto delle tradizioni e delle convenzioni, sono il cardine sul quale si poggiano le relazioni pubbliche e private.

La trama è molto semplice e lineare e i personaggi si delineano man mano che la narrazione prende corpo: il protagonista, è Raman, un pittore di insegne che vive nella città immaginaria di Malagudi, in una vecchia casa sulla rive di un fiume, in compagnia di una vecchia zia. L’arrivo di quella che inizialmente sarà una sua nuova cliente sconvolgerà per sempre la vita di Raman, portandolo per la prima volta a visitare i piccoli villaggi nel sud dell’India.
L’arrivo di Daisy, questo il nome della donna, funzionaria del Centro di Pianificazione familiare, avrà l’effetto di un terremoto nella tranquilla routine del pittore, scatenando in lui una tempesta emotiva che lo porterà a stravolgere la propria vita.

Il tutto, come si diceva, è narrato qui sottovoce, mostrando, anche nelle situazioni più forti, uno stile narrativo mai sopra le righe ma non per questo banale o noioso, anzi denso di una sottile ironia ma anche rispettoso delle ragioni di ciascuno, facendo comprendere che se a volte i destini delle persone si possono incrociare, non per questo gli attori della vicenda dovranno per forze rinunciare alla propria essenza in nome di regole dettate da una società arcaica.

La traduzione è di Antonio Bertolotti.






L’autore:




R. K. Narayan (Chennai, 10 ottobre 1906 – Chennai, 13 maggio 2001).
Scrittore indiano di lingua inglese, Dopo aver compiuto gli studi alla Collegiate High School e al Maharaja's College di Mysore, ha lavorato per un breve periodo come insegnante e come giornalista per poi dedicarsi completamente alla narrativa. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari fra cui l'Indian Literary Academy National Prize (1958) e il Padma Bhushan (1964) in India, il National Association of Independent Schools Award (1965) negli Stati Uniti, la laurea ad honorem dalle università di Leeds e di Nuova Delhi.
Già nella sua prima opera, Swami and friends (1935), viene descritta la cittadina immaginaria, Malgudi, microcosmo di quelle qualità spirituali, intellettuali e fisiche che N. avrebbe continuato ad analizzare nei romanzi successivi (The bachelor of arts, 1937; The dark room, 1938; The English teacher, 1945; Mr Samapth, 1949; The financial expert, 1952; The guide, 1958, trad. it., La grande frode, 1959; The man-eater of Malgudi, 1961, trad. it., Malgudi, 1967; The sweet-vendor, 1967, trad. it., Un matrimonio indiano, 1970; The painter of signs, 1977, trad it., 1992; A tiger for Malgudi, 1983; Talkative man, 1987; The world of Nagaraj, 1990, trad. it., 1992). L'immaginaria Malgudi, così com'è descritta da N., è una cittadina medio-borghese di provincia situata nell'India meridionale e popolata da una coloritissima miriade di personaggi d'ogni ceto e mestiere, di ognuno dei quali lo scrittore, anche ricorrendo all'uso sapiente del flashback, riporta ed evidenzia con umorismo e bonomia manie e ambizioni, ideali, travagli, momenti difficili e felici, e soprattutto la ricerca d'identità che sembra una costante di tutti i suoi personaggi. In questa storia s'intersecano elementi religiosi, tradizioni e leggende locali, fino a creare sulla pagina un vasto e composito affresco della società indiana e, in fondo, della comédie humaine universale. (Fonte Treccani).

Commenti

Post popolari in questo blog